Nella nera cattedrale lo attendevamo nascosti all’ombra delle statue di dèmoni.
“Pater Noster, qui es in caelis, sanctificetur nomen tuum…” bisbigliava il secco alla mia destra.
Ascoltando quella litania in latino, mi venne in mente un passo dell’Apocalisse di San Giovanni, lo ripetei ad alta voce: “ex tenebris oritur lux, dalle tenebre scaturisce la luce”.
“Sgozzalo, dobbiamo essere sicuri che gridi il meno possibile.” Diceva l’uomo barbuto al più giovane fra di noi, che era stato scelto come boia. Era visibilmente impaurito, respirava affannato, singhiozzava quasi. Attorno a lui oltre all’uomo che continuava a dargli istruzioni su come afferrare il coltello per essere sicuro di non farselo sfuggire, c’erano altri due, uno dai capelli unti e l’alito puzzolente, l’altro vestito come per la caccia alla volpe.
Lo incoraggiavano ripetendo che uccidendo il traditore sarebbe stato un eroe, avrebbe aiutato il popolo.
Avevo conati di vomito nell’ascoltarli. Come potevano credere a quello che dicevano?
L’uomo che avremmo ucciso era sicuramente odioso: un meschino approfittatore, un ladro, un delatore, un assassino; ma noi non eravamo da meno, non saremmo mai stati più che questo.
Sentimmo dei passi davanti al portone, ci nascondemmo silenziosi, in attesa.
I passi proseguirono. Non era ancora l’ora.
Il verso acuto di una civetta mi fece trasalire, lo sentii proprio sopra la mia testa. Doveva avere il nido su qualche cornicione, o nella bocca di una gargolla.
Un tizio con un cappello sgualcito mi offrì una fiaschetta che puzzava d’alcool “Per brindar alla vittoria” disse; rifiutai semplicemente voltandomi dall’altra parte, avrei ucciso anche quell’idiota se avesse insistito.
Passi.
Ci nascondemmo nuovamente. Entrò nella grande navata il condannato, insieme al nostro complice che l’aveva trascinato lì.
Lo assalirono, lo immobilizzarono, mi feci avanti guardandolo negli occhi.
Enunciai il verdetto.
Il giovane ragazzo lo colpì ferocemente, del sangue mi schizzò in faccia.
Lasciammo il corpo a dissanguarsi sul pavimento decorato.
Fuggimmo silenziosi nella nebbia, ognuno senza voltarsi, ognuno senza sapere i nomi degli altri, così da non poter tradire o essere traditi.
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