Non c’erano assolutamente occhi
La notte era senza stelle, e non c’erano assolutamente occhi che potessero vederli, per questo anche se in alcuni casi è ritenuto importante farlo, non possiamo presentare gli attori, dirne i nomi, l’identità.
La distanza aveva reso la musica soffice, una colonna sonora di bassi e percussioni, di accordi e di voce, non c’era bisogno di capirne le parole, era un perfetto sottofondo, le poche importanti erano riservate alla vera scena, a lì.
Quando si condivide un inizio si è condiviso tutto, si sà, si è condivisa inevitabilmente anche la fine; in mezzo a quell’erba settembrina incominciò anche a piovere, tra le altre cose, una pioggia di gocce minuscole e fitte, e bagnò più pelle di quanta se n’aspettasse, ma lo fece con noncuranza, come le era naturale.
I pensieri sono prerogativa delle prime volte quando ancora non sai dove guardare e a cosa fare attenzione, dove cerchi anche di ingiorarle certe sensazioni; poi, dopo, i pensieri vengono meno, li lasci, o sono loro che ti lasciano, perchè il loro spazio è primo, o dopo; è per questo che anche volendo non potremmo descrivere cosa provarono i nostri due attori, qualcun altro potrebbe magri provare, dire amore, passione, desiderio, parole le cui definizioni non possono che ridursi a tautologie pressochè prive di significato, perchè il senso di certe parole è nell’esperienza che si ha di esse e non nel dizionario.
Su quella superficie sempre più umida e poi non così morbida cercavano distanze e posizioni, esplorando ognuno lo spazio dell’altro, armonizzando con naturalezza i movimenti.
Suonavano le ultime del concerto, e il ritmo dei battiti, cardiaci e delle percussioni, aumentava: corpi, mani, bocche e respiri cercavano fra sudore e pioggia di seguire il tempo; che avvolte si dice che il tempo è relativo, che è soggettivo, e nulla d’obbiettare certo, ma altre volte il tempo lo dà la musica, oppure c’è un tempo insieme, che non è facile trovare, perchè si vive in fusi orari diversi, ma bisogna comunque cercarlo, è essenziale.
Non smise di piovere, e si rivestirono fradici; si riavvicinarono alle note soffuse dell’ultima canzone di quella serata cercandosi con gli occhi ed il corpo nel buio senza stelle di quella notte, e non c’erano assolutamente occhi che potessero vederli.
16 comments so far
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io lo so che non si fa, non si lascia un commento solo per dire Bellissimo questo post…
però, in questo momento, le uniche parole che ho sono Bellissimo questo post.
Poi magari articolo meglio.
grazie
Piace moltissimo anche a me, questo scorcio, nel post, e in particolare questa verità…Quando si condivide un inizio si è condiviso tutto, si sà, si è condivisa inevitabilmente anche la fine…
c’è chi mi ha detto che così non è, fa lo stesso, basta valga per me
direi che quando si condivide si condivide tutto: inizio, fine, alti e bassi.
purtroppo la condivisione, almeno come la intendo io, non e’ un fenomeno che si verifica spesso.
e quando succede, la condivisione della fine non e’ piacevole se pur condividendola vorresti che non fosse…
Mi hai fatto rivivere un momento fantastico della mia vita. Sei grande come sempre!
Scusa ma a me quando leggo cose belle così viene il bloggo dello scrittore!
Grande.
Vale almeno per 2, te e me….Secondo me l’inizio è uguale per tutti mentre la fine la intendiamo ognuno in modo diverso…ma è sempre la conclusione del percorso, da qualunque punto di vista si guardi…
Quanta intensità e trasporto, quanta forza evocativa…si passa di quà, si legge e ci si incanta…
grazie per l’attimo di coinvolgimento….davvero da incorniciare
…. non riesco a immaginare un cielo senza stelle…
Suggestivo!
“Quando si condivide un inizio si è condiviso tutto”…hai detto tutto!!!!
è un piacere leggerti… (e un GRAZIE grosso grosso!) zop
Bello …molto affascinate..pare quasi di vedere in questo buio senza stelle di vedere anche senza occhi
Non è che mi fate troppi complimenti?? altri che hanno letto questo racconto hanno fatto critiche molto negative. mah…
Piace come cerchi l’essenziale e fai leva sul “non dire”. La stessa impronta -forse sbaglio- l’ho apprezzata in “lontananze che si avvicinano”.
si assomigliano per il non dire, sì, ma sono completamente differenti per tutto il resto.