Lontananze che s’avvicinano

Nel buio.

Probabilmente era l’oscurità che conferiva quelle dimensioni mostruose alla loro prigione, ne dilatava misteriosamente gli spazi, ne muoveva le mura in geometrie irriconoscibili ed obblique.

Disorientati vagavano in cerca di una porta, sapevano che anche l’avessero trovata sarebbe stata chiusa, ma una porta, anche serrata, prospetta comunque una speranza.

Per un tempo relativamente lungo si erano ignorati, avevano sentito i passi l’uno dell’altra, i respiri durante il sonno, il calore del corpo, quando s’erano trovati abbastanza vicini. Anche quando dopo quel primo periodo cominciarono a rivolgersi la parola i loro discorsi erano limitati a facezie, nella disperazione non chiedevano conforto, ne tentavano di darlo l’una all’altro. Diffidenti non si erano detti neppure chi fossero, nè l’avevano chiesto, ma spesso avevano indugiato in fantasie riguardo al corpo e ai sentimenti che racchiudevano l’altra voce. 

Naturalmente quei disegni nei loro pensieri non corrispondevano affatto alla realtà, non si erano avvicinati abbastanza perchè fosse possibile.

Abituati alla presenza reciproca si chiamavano, talvolta all’unisono, se non sentivano per molto qualche movimento, o respiro, o farneticazione dell’altro.  Avevano cominciato a pensare, di provare dei sentimenti per l’altro, ma non avevano neanche riflettuto sul condividerli, frenati dal buio e dalla paura.

Con gli anni il il buio aveva ceduto spazio a qualcosa che poteva assomigliare alla luce, o forse loro solamente avevano cominciato a crederlo.

Nei loro brevi discorsi, che ora potevano contenere qualche parola in più, avevano anche smesso di chiamare quel loro luogo prigione.

Ora spesso si avvicinavano l’un l’altro, si abbracciavano, si cercavano, dormivano accanto, riscaldandosi a vicenda, non avevano trovato ancora una porta, ma non tanto di rado potevano scorgere, da quella che avrebbero definito una finestra, delle stelle e la Luna; capitava quando erano più vicini, e si baciavano o solamente ascoltavano.

Lentamente quella finestra avrebbe acquisito una dimensione ed una locazione fissa, come stavano facendo le mura, il loro luogo si sarebbe a mano a mano illuminato, e molto probabilmente avrebbero trovato la porta, allora chissà, magari non sarebbero voluti più uscire.

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10 comments so far

  1. Ofyp on

    Passare di qui è sempre stupendo…

  2. Hertz on

    grazie…

  3. MasticaNOTTE on

    Ti ho letto oggi in SILENZIO…che tu sai essere per me importante ed eloquente

  4. Hertz on

    è importante ed eloquente.

  5. alessandro on

    un atomo di speranza. bello.

  6. Hertz on

    atomi e qualche molecola.

  7. lilly lilly on

    come luce di un bacio o di una carezza… come parola sussurrata che svela colori nuovi e rinnovata speranza… dolce tocco che ti fa abbassare il capo per riceverne ancora in un mondo che diventerà tuo…

  8. Hertz on

    sai sintetizzarmi benissimo, e contemporaneamente apportare qualcosa di tuo.

  9. Paola on

    sì, fortunati e tremendamente felici 🙂
    un bacio hertz.

  10. Hertz on

    felice di ri-vederti.


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