Il Minotauro, un racconto oltre la menzogna

I greci mentono, e l’arte della menzogna, che essi chiamano dialettica, li aiuta ad essere creduti.
La nostra gloriosa isola, con i suoi immensi palazzi, non ebbe mai maggior splendore che sotto l’egida di Minosse, il più giusto fra i mortali.
Atena, invocata dalle mendaci preghiere degli achei, scagliò però sul suo palazzo una maledizione, Pasifae l’infedele moglie del re generò un essere per metà uomo e per metà toro, fu chiamato Minotauro, da chi aveva paura, Asterione dal padre. Minosse infatti lo considerava a tutti gli effetti suo figlio poichè era nato nella sua casa. Fu allevato alla corte; crescendo acquisì estrema intelligenza e forza, era fedele al padre e agli dei, il solo tormento era la solitudine: nessun mortale oltre al padre lo avvicinava, lo rifuggivano e schernivano i servi, la madre, l’infida sorella Arianna. Minosse però sapeva scrutare nel profondo, aveva deciso che ne avrebbe fatto un re, che avrebbe espanso il suo regno anche all’Asia.
Agli ateniesi giungevano queste voci, rosi d’immensa rabbia ricorsero ad uno dei loro terribili inganni, pagarono l’assassino Teseo con oro e vergini affinchè di nascosto si recasse nel Labirinto, così essi chiamavano l’opera che il geniale Dedalo aveva donato come dimora ad Asterione, e uccidesse il futuro re.
L’uccisore accettò dopo l’ennesima coppa di vino, fra le nebbie di una notte sbarcò a Creta e si introdusse nel palazzo di Minosse, lì s’incontrò con Arianna a cui promise il trono di regina se l’avesse aiutato nell’uccidere il fratello, ella accettò senza esitare.
All’alba si recarono all’ingresso del Labirinto, Arianna legò un filo attorno alla caviglia di Teseo affinchè potesse ritrovare la via del ritorno fra gli infiniti corridoi del palazzo, egli brandendo la sua spada avvelenata s’inoltrò.
Quando trovò il Minotauro questi l’aspettava, non lo colse di sorpresa come aveva sperato, non avrebbe potuto tagliargli la gola nel sonno comi gli era più congeniale, Asterione lo fissava immobile, gli parlò: “vattene mortale, la tua anima non è abbastanza forte per combattermi, io ti risparmio”, ma Teseo era uno sciocco oltre che un vigliacco, anche se tremante dal terrore si scagliò verso l’avversario ignorando la sua pietà.
Non ci fu lotta, il corpo dell’uomo trafitto cadde a terra fra la polvere, Asterione recise il filo di Arianna, lasciò il cadavere e continuò a vagare insonne fra le complesse geometrie che lo accoglievano, al riparo dagli sguardi degli uomini che non l’avrebbero mai accettato.

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10 comments so far

  1. alessandro on

    quasi mi aspettavo che Asterione legasse il filo alla sua caviglia…

  2. Hertz on

    non ne aveva bisogno, lui non cerca di uscire dal labirinto

  3. henry on

    questo non e’ un racconto. e’ un labirinto.
    l’ho letto la prima volta e mi son lasciato trasportare dalle parole e dal capovolgimento della storia. poi mi sono “accorto” del titolo e l’ho riletto.
    poi mi e’ venuto in mente epimenide cretese…”tutti i cretesi sono bugiardi”…la storia e’ raccontata da un cretese che esordisce dicendo che i greci sono bugiardi. ma chi racconta e’ esso stesso bugiardo, come epimenide, che pero’, essendo cretese, mentiva quando diceva che i cretesi mentono…ma se mentiva allora non e’ vero che i cretesi mentono, quindi neache lui…

  4. Hertz on

    Io adoro Henry, sappiatelo… 🙂

  5. napolino on

    una tragedia davvero

  6. henry on

    wow…addirittura… 😉

  7. zop on

    e da quella notte Arianna perse il filo!

  8. marni on

    E’ così l’oscuro rimase a vagare nei meandri del labirinto e questa non è menzogna..per fortuna

  9. Lucia on

    oddio Henry è assai difficile uscire indenni dal tuo ragionamento. Anch’io l’ho letto due volte. Anch’io mi sono soffermata su quell’incipit così lapidario. “I greci mentono.” mi è rimasto in testa anche se alla fine, concordo, non mentono affatto.
    Lucia

  10. MARTINA on

    BHE ROBE DA MATTI EH?


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