Il riflesso

Non lo notai subito, come avrei potuto in quella disordinata moltitudine di riflessi di me?
Certo dopo un po’ mi resi conto, probabilmente solo alcuni secondi dopo di quanto fece lui: entrambi in quella casa degli specchi, entrambi circondati da identici riflessi, entrambi identici senza essere riflessi.
Tentai di scorgere delle differenze, non riuscii a trovarne, questo particolare mi turbò: nell’universo nulla esiste di perfettamente identico a qualcos’altro, violavamo una legge.
– Sembri sorpreso. – chiese sorridendo.
– Dovrei non esserlo? – 
– In questo gioco di specchi non dovrebbe sembrarti irragionevole incontrare un tuo riflesso, non lo sembra a me, che sono te stesso, e che prima d’adesso ho già incontrato un mio riflesso. –
Quelle parole mi irrigidirono, se fossi caduto in quel ragionamento paradossale mi sarei perso.
– Chi di noi è il vero? – chiesi all’altro.
– Ogni copia crede di essere l’originale, tu non credi forse d’esserlo? Pensi che anche ogni riflesso in ognuno di questi specchi non lo creda? –
– Io credo d’esserlo, e forse se lo credo io…-
Cominciavo a comprendere le leggi di quel sogno? Più probabilmente mi perdevo nel paradosso entro il quale sprofondavo.
– Questa non è la realtà, lascia che ritorni ad essa.-
– Non ti trattengo.-
Aveva ragione, ero io che mi trattenevo in quel luogo e cercavo un colpevole che supplisse al mio terrore di lasciarlo.
Ci fu un lungo silenzio fra noi due in cui lui non guardava verso di me ma verso un riflesso vicino a sé.
– Hai detto prima che tu hai già fatto un’esperienza identica a questa, ma se noi siamo identici allora dovrei averla fatta anche io? –
Volevo trarlo in inganno, farlo cadere in errore.
– Credi che in questo posto abbia davvero senso il tempo rettilineo degli uomini?- Non voletti continuare, mi basavo ancora per i miei ragionamenti su postulati di un universo dove non esiste nulla di identico a qualcos’altro, qui evidentemente non potevano valere.
Rimasi ancora in silenzio, anche questa volta lo vidi osservare un riflesso, gli parlava ma non potevo udirlo, volsi la testa, in ogni specchio vedevo riflessi due esseri identici, che erano me, che parlavano fra loro, ma non potevo udirli.
Credetti di essere impazzito, fuggii in un corridoio affollato di miei doppi, fui fuori aprendo una porta in cui si rifletteva un essere, finalmente, i cui particolari definivano un’identità altra, mi assomigliava, ma non ero io.

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6 comments so far

  1. Glun on

    Il temppo rettilineo degli uomini è un inganno ma è il solo tempo che abbiamo…..
    bello vedere che c’è chi lo spende per dividere i propri pensieri con gli altri.
    Un saluto

  2. Hertz on

    è il solo che abbiamo, non potrebbe essere altrimenti

  3. marni on

    Che combinazione ..ho appena finito uno strano ed affascinante libro che tratta il tema del doppio, del riflesso, d due persone che si assomiglaino come gocce d’acqua e che a poco a poco assorbono aspetti dell’altro…Si chiama “Il castello bianco” di Orhan Pamuck che ha vinto quest’anno il premio Nobel

  4. Hertz on

    ho nella mia lista di libri da comprare sicuramente qualcosa di pamuck

  5. henry on

    interessante l’idea “wellesiana” dello “scontro” nella sala degli specchi. mi ha spiazzato la mancanza della scazzottata (che mi era piaciuta tanto). credo che da questo caleidoscopio di specchi usciranno altre storie. o mi sbaglio? 🙂

  6. Hertz on

    per ora finisce qui, ho già abusato senza troppa “arte” di questo tema, ma non si può mai dire con certezza.


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