Archive for the ‘Leggeri Pensieri’ Category

Grattacielo

Il dizionario d’inglese conferma, è lo stesso: scyscraper.
Poi m’informo: è come sospettavo, mutuiamo il termine dall’inglese, è originariamente anglosassone.
Voglio dire, pensateci, quale ironica faccia può aver sorriso all’idea di farsi beffe del mito, la torre di babele, chiamando così quelle cattedrali di cemento e acciaio?
Io me l’immagino grassoccio, paffuto direi, con gli occhiali, montatura spessa e rotonda, magari con l’orologio da tasca, d’argento, e un abito azzurrogrigio.
Lo immagino davanti ad una commissione: proprietario del terreno, finanziatori, sindaco, vicesindaco, capo della polizia; loro lì a chiedergli come potrebbero chiamarlo.
Grattacielo.
Applausi prego.

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Bianco

Non voleva sprecarne, di parole, figurarsi.
Preferì lasciare il foglio bianco.

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Di questa sensazione sfuggevole, eppure intensa

Il profumo evoca emozioni per intenditori

A misura d’essere umano.

Ho una certa esperienza di mezzi pubblici.

E’ una fatalità, essendo un pendolare, l’università dista da me: un autobus, un treno, un altro autobus e un tram; è la strada più breve.

Perciò, calcolando che passo fra le quattro e le cinque ore totali in viaggio, posso dire che una certa qualifica, seppur informale, di conoscitore di mezzi pubblici non può essermi negata.

La metro? Ho una discreta esperienza anche in quella, mi capita di prenderla spesso, anche se non con regolarità.

Capite poi, che quando la sera torno a casa, non sono stanco delle lezioni, no, ma del viaggio.

Un’altro appunto è sul fatto che, se all’andata ho almeno per metà del tragitto la compagnia di Irene e delle sue compagne di scuola, il ritorno è rigorosamente in solitario per me, e le distanze si deformano in maniera indescrivibile.

Ora, capirete, per me la comodità dei mezzi è decisamente importante, così, nella mia esperienza, posso affermare con ragionevolezza che il mezzo pubblico più a misura d’essere umano è il tram.

Il tram è di solito un ambiente poco affollato, o almeno lo è confrontato con gli autobus o la metro, ad esempio; l’aria circola in modo discreto.

Questo è già, naturalmente, un motivo di simpatia verso questo mezzo, ma c’è di più: anche il più moderno tram, dà la sensazione di qualcosa di antiquato, non di vecchio e cadente, come certi autobus o treni, ma di qualcosa che appartiene ad un altra epoca, questo, senza essere un vantaggio pratico, ma crea al suo interno, almeno nella mia personale esperienza, un’atmosfera accogliente.

C’è da dire che il tram non è veloce, no, affatto, potrei dire che è lento, e di fatto lo è.

Ma la mia preferenza resta a lui, il tragitto che facciamo insieme dura circa quindici minuti, che passano velocemente, complice la sua accoglienza.

Ricordo, molto tempo fà, che confindendomi sbagliai tram, e su questo, c’era la musica. Trovai che fosse bellissimo, anche se mi portò tutta in un’altra zona rispetto a quella in cui ero diretto.

Pietre

Per il luogo

ch’è il suo castello,

non ogni pietra

sceglie l’architetto.

– Ispirato dal Coral Castle, o meglio dalle leggende nategli attorno – 

Si può giocare

Si può giocare con molte cose, ma solo alcune divertono davvero.

Al limite dello spazio rimasto.

One thought fills immensity.-

– Come?-

Un pensiero colma l’immensità, è Blake.

– Mi verrebbe da chiederti da quando leggi Blake, ma ne ho paura…-

– Da sempre.-

– Ecco, era quello che temevo. Comunque sembra, è, interessante, era una citazione buttata lì, a caso solo per mettermi in soggezione oppure…-

– No, come al solito cercavo il confronto, tu che ne pensi?-

– A freddo, così, non mi vien molto di riflettere; un pensiero…uno solo? –

– Uno, sì.-

– Ecco, dico io, ai tempi di Blake, quando uno si poteva anche permettere di far il poeta e mistico, magari un pensiero davvero poteva colmarla l’immensità, oggi, è piena zeppa di sciocchezze, non c’è rimasto più spazio.-

– Niente spazio dici?-

– Nemmeno un pò.-

Di nuovo qui

Locomotive di pioggia,

tutt’uno con l’acqua che le avvolge,

attraverso i finestrini,

sonnolente mi  accompagnano

di nuovo qui.

Dell’ Eros e d’altri demoni

Nell’accezione classica del termine, demone indica la personificazione di una forza superiore all’uomo, essa non ha connotazioni necessariamente negative, al contrario di quello che l’iconografia medievale cristiana ci ha insegnato; i demoni possono essere i numi tutelari di un luogo o entità che governano particolari energie.

L’Eros che conosceva la cultura greco-romana è un demone.

L’energia d’Eros è una forza attrattiva e armonizzatrice, una forza che agisce sull’uomo coinvolgendo anima e corpo.

Prerogativa di Eros sono sicuramente sensualità e sessualità, intese come elementi complementari, nell’esperienza prodotta da Eros non possono essere scisse, l’una coinvolge l’anima, l’altra il corpo, l’una richiama l’altra.

L’esperienza solo sessuale, o solo sensuale, dell’Eros – posto che possa esistere -, non è la voce del demone o del dio, ma solo un tentativo di costringere un’esperienza emozionale totale nelle categoria della ragione.

Il passaggio dal secoli di oscurantismo su tutto ciò che riguardava l’Eros, alla totale liberazione dei costumi negli anni 60′, ha favorito l’illusione che Eros significhi sesso; il mito dell’individualismo invece ha prodotto l’idea che l’esperienza erotica sia esperienza individuale, si cerca nell’Eros, o meglio in quello che ne è rimasto, nel sesso, lo stesso piacere personale ed individuale, che si ricerca nel successo, nella fama, nella ricchezza.

Dovremmo saper ritornare a bere nelle acque di Eros, riappropiandoci sia della sessualità che della sensualità, possiamo farlo imparando a conoscere il nostro corpo e la sua fisicità e il nostro mondo emozionale, e a non considerarli come mondi separati, ma come luoghi interconnessi.

– Ispirato da L’esperienza del corpo, un grazie a Masticanotte e ad Andrea

Sorrisi

E’ un pò donarsi dolcemente lasciare che si crei un luogo in cui toccarsi, cedere un pò della propria intimità, per incontrarsi, e rimanere lì qualche secondo.