Archive for the ‘Notes’ Category

Falsi ricordi

Irene mi racconta spesso di quando frequentavamo la stessa scuola elementare. Mi racconta che lei aveva una cotta per me e dice che capitava che mi seguisse perfino, quasi fino a rincorrermi, e che io scappassi.
Io per la verità non mi ricordo niente di ciò. In realtà il primo ricordo nitido che ho di lei è quando già da più grandi, verso i dieci, undici anni, sul muretto davanti a casa mia, ci scambiavamo i libri.
Però ho finito per sentire così tante volte la storia del ragazzino rincorso che ho finito col formarmi un falso ricordo. M’immagino affacciarmi appena dalla porta dell’aula per vedere dov’è appostata quella terribile bambina.

Strano no?

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Le parole che restano in mano

Com’è che succede sempre così?
Qualcuno dovrebbe spiegarmelo.
Perché quando hai veramente qualcosa da dire, le parole restano in mano, e non si fanno scrivere?
Di fatto poi non dovrebbe essere così complicato, che quello che c’è da dire lo sai, è il buttarlo giù il problema, è il tradurlo in parole.

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Bianco

Non voleva sprecarne, di parole, figurarsi.
Preferì lasciare il foglio bianco.

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Questioni ottiche

Sarebbe una buona cosa, forse, se almeno qualche volta riuscissi a guardare meno lontano, a far attenzione a ciò che ho più vicino.

Le cose lontane sono inevitabilmente sfocate, quelle vicine puoi osservarle con chiarezza.

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La pagina dove si trovano tutte le parole finali

Come finirà tutta questa dannata storia?

Dipende da cosa ti aspetti di trovare.

Hai qualcosa da dire? O lo credi soltanto?

” E allora tu, giovane scrittore, ha qualcosa da dire, o pensi soltanto di avere qualcosa da dire? Se cel’hai nulla potrà impedirti di dirlo. Se sei in grado di pensare cose che al mondo piacerebbe sentire, la forma stessa del pensiero ne è già l’espressione. Se pensi con chiarezza, scriverai con chiarezza; se i tuoi pensieri sono meritevoli, altrettanto meritevole sarà la tua scrittura. Ma se il tuo modo di esprimerti è scadente, è perchè i tuoi pensieri sonos scadenti; se è limitato, è perchè tu sei limitato. Se hai le idee confuse e ingarbugliate, come puoi aspettarti di esprimerle con lucidità? Se le tue conoscenze sono scarse e poco sistematiche, come possono le tue parole essere chiare o logiche? E senza il robusto sostegno di una filosofia operativa, come puoi fare ordine nel caos? Come fai a compiere previsioni e valutazioni chiare? Come puoi percepire a livello qualitativo e quantitativo l’importanza relativa di ogni briciola di conoscenza che possiedi? E senza tutto questo come puoi essere mai te stesso? Come fai ad avere qualcosa di oridinale da proporre all’orecchio ormai sazio del mondo?

L’unico modo per conquistare questa filosofia è cercarla, estraendo dalla conoscenza e dalla cultura del mondo i materiali che vanno a comporla. Che cosa sai del mondo al di sotto della sua superficie ribollente? Che cosa sai delle bolle se non comprendi le forze che operano nelle profondità del calderone? Un artista può forse dipingere un Ecce homo senza avere la minima idea della storia e dei miti ebraici, e di tutte le varie caratteristiche che messe insieme formano l’indole dell’ebreo, le convinzioni e i suoi ideali, le sue passioni e i suoi piaceri, le sue speranze e paure? Un musicista può forse comporre la “Cavalcata delle Valchirie” e non sapere nulla della grande epica teutonica? Lo stesso vale per te: devi studiare. Devi arrivare ad interpretare il volto della vita con intelligenza. Per comprendere le caratteristiche e le fasi di ogni cambiamento, devi conoscere lo spirito che induce all’azione gli individui e i popoli, che dà vita e impulso alle grandi idee, che fà impiccare un John Brown e crocifiggere un Messia. Devi toccare con mano il pulsare più profondo delle cose. E la somma di tutto questo sarà la tua filosofia operativa, con la quale, in seguito, misurerai, soppeserai, valuterai e interpreterai il mondo. Ciò che chiamiamo individualità non è altro che quest’impronta personale dal punto di vista del singolo individuo.”

Da: Pronto soccorso per giovani scrittori, Jack London.

– Per concludere il discorso iniziato col post precedente; non credo avrei mai trovato parole migliori.-

Frasi strappate

 L’arte non mi rende mai tranquillo e puro. Come se fossi avvolto nel melodramma della volgarità. Non cerco mai nè “dentro” nè “fuori” nè nell’arte in genere uno stato di riposo. Sento d’altra parte, che deve esserci una qualche idea straordinaria, ma ogni volta che tento di raggiungerla sono preso da uno strano senso di apatia e mi vien voglia di sdraiarmi e dormire.

Da Cosa significa per me arte astratta, Willem de Kooning .

Ho letto oggi questa frase riportata da un giornale nell’articolo che riferisce della mostra a Roma di questo artista, ho strappato la pagina e l’ho messa in tasca.

Posso dire con ragionevole certezza solo che mi ha turbato, scosso, delle altre sensazioni non sò molto, solo che cose simili le avevo sentite leggendo una frase di Foucault.

Quella frase era incisa sulle mura del mio vecchio laboratorio, credo che a questa spetti il medesimo posto qui.

Spazio del sentire

Ad ogni persona può essere attribuita una porzione di spazio, detta spazio del pensiero.

All’instaurarsi di un dialogo, fra due o più persone, un dialogo che sia tale, che non sia una semplice conversazione, ma che sia confronto e messa in gioco delle parti, gli spazi del pensiero di ognuno vengono a collidere, da questa collisione non si genera uno spazio solo come somma delle parti singole, ma di dimensioni maggiori, quanto più è maggiore l’interesse allo scambio, all’avvicinarsi, delle parti in causa.

Tale nuovo luogo, è detto spazio del sentire, una dimensione nuova, dove è possibile il generarsi di nuovi pensieri.

– Scritto ispirato dal commento di Lilly al post precedente. –

Toccare gli opposti.

Ogni cosa tocca il simile e l’opposto, è un attimo, un segmento, in un continuum che si perde tra gli infiniti, che sono solo limiti ipotetici, mai reali.

Solo la superficie è semplice

– Di cose semplici non ne esistono, sono assolutamente sicuro.-

– Ma che dici? Quasi tutte le cose sono semplici! Voglio dire: mica si tratta di fare la dimostrazione matematica dell’ultimo teorema di Fermat! –

– Vedi che non hai capito. Dai, fammi un esempio di qualcosa che secondo te è semplice, ti dimostro il contrario.-

– Mangiare una mela è semplice, ecco.-

– Per niente, hai idea di quanto sia complesso l’apparato digerente di un essere umano? Poi apparte questo ti rendi minimamente conto di quanti passaggi fà una mela prima di arrivare alla tua bocca, insomma dal coltivatore al fruttivendolo? Non è semplice dammi retta…-

– Allora aspetta…che mi dici dello scrivere? Si impara quando si è ancora bambini, è semplice no?-

-Ma quando mai! Impieghiamo anni per padroneggiare la lingua in modo da poter scrivere senza errori, e a dirla tutta non finisce lì, credi che basti sapere la grammatica per essere Shakespeare, Baudelaire, Kafka, Borges o Hemingway?

– Cioè insomma mi vuoi dire che non c’è proprio niente di semplice? E allora com’è che sembra? –

– Probabilmente il nostro cervello non potrebbe mai prendere in considerazione tutta la complessità che ci circonda e ci compenetra, perchè ciò ci atterrirebbe, così la trascura, e noi possiamo vivere tranquillamente in quello che chiamiamo semplicità-